Potevo mandare avanti questa rubrica senza intervistare una delle maggiori responsabili di scleri e lanci del kindle del panorama romance? Ovviamente no! E infatti eccoci qui :)
Devo essere onesta con voi, il rapporto tra me e Nusia è iniziato in modo un po' diverso dal solito. Diciamo che ci siamo prese le misure a vicenda per un bel po', e che non sono mancati i momenti di scontro, così come di confronto aperto che però alla fine ha portato a una maturazione, a un livello di comunicazione superiore e a un intendersela a vicenda di cui oggi abbiamo particolare cura, come di un bel giardino bonificato.
Sono grata e mi sento fortunata a poterla sentire quando mi va, per parlare principalmente di gatti e della nostra propensione a far soffire le nostre lettrici con le storie che raccontiamo :-P e ci tengo anche a ringraziarla pubblicamente (ringrazio anche Claudia e Roberta per questo) per essermi stata vicino in un brutto momento lo scorso anno, e avermi detto cose che mi hanno aiutata molto. Ma ora basta con le smancerie e passiamo all'intervista!
Prima di cominciare, ci tenevo a ringraziare Alice per avermi proposto quest'intervista. Sono felice di far incrociare le nostre strade ogni volta che ne abbiamo l'occasione.
- Chi è Nunzia quando si sveglia al mattino e ancora deve prendere il caffè? Parlaci di te.
Sono una persona che rimugina moltissimo. Io e l'overthinking siamo dei grandi amici da anni. Perciò, appena sveglia, il mio cervello è già attivo e nel pieno di ragionamenti che la sera prima aveva lasciato a metà. Per assurdo, il caffè è il momento in cui mi impongo di spegnermi. È la mia coccola silenziosa, prima che la giornata caotica inizi e nuovi pensieri si accumulino ai vecchi. Sono iperattiva, mi servono circa dieci minuti prima di iniziare a infastidire chi mi sta intorno, viene da sé che chi non è un amante delle chiacchiere mattutine deve stare lontano da me. E amo gli abbracci e i grattini. Lo so, ti sto scioccando perché sai che io non sono una sostenitrice del contatto fisico, ma appena sveglia la dolcezza vince sul resto. Dopo scompare eh, giusto per chiarire.
- La scrittura ti accompagna da sempre e mi piacerebbe sapere che rapporto hai con essa… e anche con l’ansia da pagina bianca 🙃.
Da buona procrastinatrice, non so cosa sia l'ansia. Si mangia? A parte gli scherzi, la pagina bianca mi fa arrabbiare. Il processo creativo non è lineare né semplice. Ci sono giorni in cui la storia mi fa muovere veloce le dita sulla tastiera e altri in cui ciò che ho in mente non si condensa in parole. Il cursore che lampeggia a vuoto come a prendermi in giro peggiora la situazione. Quindi, in genere, chiudo tutto e ci riprovo il giorno dopo.
Sto per dire una cosa forte: la scrittura, per me, non è rifugio. Non rappresenta l'ancora di salvezza nei periodi difficili o il momento della giornata in cui tutto torna al suo posto. Se sto male, non scrivo neanche mezza parola e se sono troppo felice, mi godo quell'emozione senza sentirmi in colpa verso la storia che sto scrivendo. Scrivere fa parte di me, non so come spiegarlo al meglio. È come il cuore, i polmoni, il cervello...un organo vitale extra che ho il privilegio di avere e che esiste in me anche nei giorni in cui non riesco a prestargli attenzione.
- Un genere che non puoi fare a meno di leggere e perché, e un genere che ti piacerebbe invece scrivere e perché.
Sono una lettrice di romance (ovviamente) in tutte le sue salse, compreso il romantasy. Di recente però sono molto intrigata anche dai thriller, un genere che spesso stuzzica anche la mia vena creativa. Mi piace l'idea di creare un romance con una sfumatura thriller in cui la suspanse e il mistery hanno una parte importante nella trama. Quindi, per rispondere alla tua domanda, non credo mi allontanerò mai dal romance, ma scrivere una storia d'amore dove predomina il thriller è qualcosa che potrei valutare. Un po' come Colleen Hoover con Verity, dove ha unito entrambi i generi.
- Cosa ne pensi del self publishing in questo periodo? Com’è cambiato secondo te rispetto agli anni precedenti?
Siamo diventate/i tantissime/i e, inutile negarlo, il mercato dei romance è saturo. Di conseguenza, c'è bisogno di fare i salti mortali per far conoscere una nuova storia e per pubblicizzarti come autrice. Com'è giusto, quando una cosa è alla portata di tutti, chi vorrebbe far parte di un determinato mondo ci prova, anche se in questo caso parliamo di una realtà che diventa giorno per giorno una cerchia sempre più ristretta. L'età media dei lettori si è abbassata e questo è un bene. Dal Covid, molti ragazzi si sono avvicinati alla lettura, ma il self publishing resta ancora una "sottocategoria" per molti. Viene da sé che: mercato saturo + cerchia ristretta = fatica estrema.
Se poi si mettono anche i social e i suoi algoritmi che cambiano di continuo, c'è da impazzire.
Quindi, per essere brutalmente onesta: il self publishing è una fetta dell'editoria immensa a cui si attinge solo quando conviene (nella maggior parte dei casi).
- Ti ritrovi su un’isola deserta con uno zaino e dentro ci sono i tuoi libri del cuore: quali sono?
Sicuramente quelli di Brittainy C. Cherry, uno dei miei libri preferiti in assoluto è "Non pensavo fosse amore". La serie "Fall Away" di Penelope Douglas. La serie "The Dark Elements" di Jennifer L. Armentrout, più qualcun altro che sicuramente mi è sfuggito. Sono tre autrici del tutto diverse tra loro per mille motivi, ma ognuna mi ha accompagnata in una fase diversa della vita. I libri sopra citati, soprattutto, sono diventati il mio porto sicuro quando ho voglia di sentirmi a casa o ricordare chi era Nunzia mentre leggeva di quei personaggi per la prima volta.
- Quest’anno hai lavorato nello stesso periodo a due storie molto diverse l’una dall’altra e immagino che non sia stato semplice: ti va di parlarci un po’ di questa esperienza?
Sono impazzita. La mattina ero in America al college e il pomeriggio in Spagna alle prese con degli over trentenni con problemi di cuore. La sera tornavo a essere io, con la mia storia da continuare a vivere. Insomma, piangevo per dei ventenni dalla vita difficile e circa un'ora dopo mi arrabbiavo con degli adulti privi di buon senso. Ora che ho portato a termine entrambi i progetti mi chiedo ancora come sia riuscita a gestire tutto. È stata un'esperienza stressante, voglio essere sincera, ma anche tanto stimolante. Ho lavorato con due editor diverse e gli insegnamenti di entrambe sono finiti, per forza di cose, in entrambi i libri. Ho dovuto fare attenzione a non auto-plagiarmi riportando frasi di una storia nell'altra. E ci sono stati dei giorni in cui ho dovuto staccare la spina per non andare in blocco. Quest'anno la procrastinazione non è stata possibile, avevo una tabella di marcia serratissima.
È qualcosa che rifarei? Non nel prossimo futuro e non se posso evitarlo. Tuttavia, credo che entrambe le storie meritino e quindi la fatica ne è valsa la pena al cento per cento.
- La tua routine di scrittura: come nascono le tue storie?
Non ho una routine specifica. Tutto ciò che mi serve è del silenzio o, in caso di necessità, delle cuffie che ovattano i rumori con suoni bianchi come le onde del mare o lo scrosciare della pioggia. Di solito mi siedo davanti al computer, apro il Word e dico: "bene, vediamo se oggi i miei personaggi hanno voglia di raccontarsi", perché sì, sono loro a sussurrarmi cosa scrivere, io sono soltanto la loro ghostwriter. Chi non scrive la trova una cosa assurda. Molte mie amiche sono convinte che essendoci il mio nome sul libro, quella a prendere decisioni sia io. Tu, però, mi capisci vero? Voglio dire, i personaggi hanno vita propria e vivono nelle nostre teste anche quando scriviamo l'epilogo. Se così non fosse, ogni romance non avrebbe la sua personalità.
Di conseguenza, posso dirti che le mie storie nascono da sole. L'idea arriva per caso in un momento qualunque della giornata. Gira tra i miei pensieri per un po', la stuzzico, provo ad andare a fondo e se a un certo punto la visione diventa più ampia e i protagonisti smettono di nascondersi, allora c'è una nuova trama da sviluppare. In linea di massima, so come inizia e qual è il plot twist, il resto vien da sé durante lo sviluppo della scaletta e ancor di più nella stesura vera e propria. In tutti i libri che ho scritto, nulla è andato mai come avevo previsto. Questo mi permette di essere la prima lettrice del mio stesso romanzo.
- Il tuo bookstagram ideale: se tu potessi scriverlo, come sarebbe?
Non esisterebbe. O meglio, mi piacerebbe che fosse più simile a quello di tanti anni fa: un posto in cui si parlava di libri principalmente per passione, senza che ogni lettura dovesse necessariamente trasformarsi in una collaborazione, in un contenuto o in una corsa alla visibilità. Si sceglievano i libri per la trama (anche perché, diciamolo, le cover erano tutte orribili!) e i trope non sapevamo neanche cosa fossero. Oggi, invece, ho spesso la sensazione che i trope e ciò che funziona sui social vengano prima della storia in sé. È un peccato, perché in questo modo molti libri straordinari non vengono letti da qualcuno che invece li amerebbe.
- È uscito da pochi giorni il tuo nuovo romanzo Promise, just friends. Ti va di raccontarci qualcosa in più di questa storia? Magari qualche retroscena?
Promise, Just Friends è una storia che doveva essere leggera, ironica, diversa dai miei soliti libri. Una sorta di commedia romantica, che si è trasformata invece in un libro terapia. Fa ridere in alcuni punti, ma anche tanto riflettere. Ho pubblicato questo libro con pochissime aspettative, avendo cambiato target d'età e scritto di dinamiche e paure che magari i più piccoli non posso sentire proprie. Invece, mi sta dando così tante soddisfazioni che resto incredula a ogni commento. La storia di Marisol e Sebastián mi ha aiutata a capire che nessuno di noi è in ritardo. Le cose arrivano e succedono quand'è il momento giusto per te. Che sia a vent'anni, a cinquanta o a trenta inoltrati, come nel caso dei protagonisti. Rubo le parole di una ragazza che ha scritto "Promise, Just Friends può sembrare una storia semplicissima, la storia più vecchia del mondo. E forse è proprio per questo che è così bella. Perché è reale. È una di quelle storie in cui ogni personaggio, ogni conversazione, ogni pensiero e ogni emozione sembrano appartenere alla vita vera.". Non trovo definizione migliore per sintetizzare questo romance scritto per assimilare tutto ciò che mi è accaduto negli ultimi anni.
C'è un fondo di verità in questo romance: più di qualche scena è stata vissuta da me in prima persona. Ad esempio, c'è un capitolo in cui Marisol deve riempire una vasca idromassaggio e decide che versarci dentro del bagnoschiuma sia un'ottima idea per creare atmosfera. Ebbene… qui devo confessare una cosa: io e Sol non sapevamo che nella jacuzzi il bagnoschiuma non andasse messo. E, soprattutto, non avevamo idea che quei maledetti flaconcini monouso fossero capaci di produrre abbastanza schiuma per uno party improvvisato.
Nel libro Marisol lascia scorrere l'acqua, esce dal bagno e torna quando ormai è troppo tardi: la schiuma ha invaso tutto il pavimento. Nel libro... e nella realtà, ahimè.
Diciamo che quella sera ho imparato due cose: la prima è che il bagnoschiuma e l'idromassaggio non sono una coppia destinata a durare; la seconda è che devo sempre leggere i cartelli affissi nelle stanze, potrebbero salvarmi da figuracce epiche.
- Progetti futuri? Cosa devono aspettarsi le tue lettrici per il 2027?
C'è già una storia pronta per il 2027 di cui non vedo l'ora di parlare. Sarà il mio decimo romance pubblicato, una cifra importante che sono contenta coincida con l'uscita di questi due personaggi. Non posso dire ancora nulla, ma a breve scoprirò le carte e spero che tutto vada per il meglio. Ci sono, ovviamente, altri progetti in cantiere. Al momento sto decidendo a quale dare priorità, posso però dire che la seconda metà dell'anno potrebbe mettersi male se decidessi di scrivere finalmente qualcosa con un finale... non felice, diciamo così. Le lettrici potrebbero venirmi a cercare a casa, ma se una storia chiama c'è poco da fare.
Non vedo l'ora di scoprire anche io cosa mi riserverà il futuro.
Grazie a te Nunzia per questa bella chiacchierata!
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