Inauguriamo questa rubrica passando un po' di tempo con Roberta!
La conosco da anni e se dovessi definirla con tre aggettivi, direi sicuramente: eclettica, leale, schietta. Sono qualità che di lei ho sempre apprezzato e che a mio parere emergono anche dalle storie che scrive (se ancora non l'avete fatto, recuperatele!).
Proprio oggi infatti, in occasione dell'uscita del suo nuovo romanzo, BLAMED, secondo volume della Blood and Roses series, sono qui per parlarvi di lei attraverso un'intervista in cui ci racconta delle sue passioni e dei suoi progetti.
Spero vi piaccia e... buona lettura!
1) Ciao Roberta, puoi dirci chi sei, dove vivi e cosa fai nella vita?
Sono Rolly per chi mi conosce nel booktok e nel bookstagram. Un soprannome che mia zia mi diede quando ero piccola, prendendo ispirazione da La Carica dei 101.
Vivo a Genova che è la città dove sono nata e l’unica in cui abbia mai vissuto, nonostante ami viaggiare. Mi piace scoprire luoghi, tradizioni e culture, ma da buona ligure sto bene a casa mia. Non ci manca nulla: abbiamo il mare, i monti e una cucina invidiabile.
Sono una docente di storia e filosofia che ha scoperto il mondo dei bambini, quindi, da cinque anni sono anche una maestra.
Nella vita sono e faccio tante cose: studio all’università perché non si smette mai di prendere lauree; faccio l’insegnante e dall’anno scorso anche la vicepreside – sigh! (sembra tutto molto autoreferenziale, ma rispondo in modo approfondito solo per fare felice Ali); sono una tifosa della Sampdoria da quando sono nata (papà mi ha messo Doriana come secondo nome, ma con la virgola così non compare nei documenti) e amo la storia con tutto il mio cuore. Sì, sono la rompiscatole che corregge le guide in giro per il mondo se dicono qualche inesattezza.
Per il resto, sono una persona come tante altre: neurodivergente, con una patologia cronica (il diabete di tipo 1) per non farci mancare nulla, nata sotto il segno del leone con l’ascendente in scorpione (ho detto tutto).
Però ho due grandi qualità: sono empatica e ostinata.
2) La scrittura ti ha trovato o sei tu che hai trovato lei? E quando?
Io credo che ognuno di noi nasca con un pacchetto di talenti di default e che poi sia compito nostro allenarli ed esercitarci nel corso della vita. Non sono una sostenitrice del “se ci credi, ce la fai”. No, tutti siamo portati o meno per qualcosa.
Ebbene, io avevo una maestra di italiano che raccontava a mia madre quanto fossi brava a gestire la frase principale, le coordinate e le subordinate nei testi. Così da piccola, grazie a una buona insegnante e a una famiglia che mi spronava, ho scoperto che mi piaceva leggere e inventare storie mie.
All’esame di maturità, il mio professore di chimica aveva voluto leggere a tutti i costi la mia prima prova – quell’anno era uscita la traccia storica sulla Resistenza e io l’avevo scelta. Mi fece i complimenti all’orale, davanti a tutta la commissione.
Ma fu solo nel 2020 che per disperazione pensai di evadere dalla monotonia del lockdown (e del corso di antropologia delle civiltà preistoriche – ragazzi, invito voi a studiare tutta la carrellata di sassi, sassetti e sassolini dei Neanderthal e dei primi Sapiens senza annoiarvi) e di iniziare a scrivere la mia prima opera seria e completa. La pubblicai su Wattpad e poco dopo fui notata da una CE che mi chiese di pubblicare Quello che non ti ho mai detto e Vorrei dirti che.
Quindi, tutto sommato, posso dire che ci siamo trovate a vicenda.
3) Il tuo genere preferito, quello che proprio non puoi fare a meno di leggere, e uno che invece eviti e perché.
Dark. Sono una lettrice difficile, nel senso che non è scontato riuscire a smuovermi. E leggere qualcosa di forte e stilisticamente impressionante è l’unico modo per ottenere un’emozione intensa se consideriamo che gli omicidi, i rapimenti e gli abusi di per sé non mi impressionano. Oppure dovete mettermi sotto al naso un chick-lit o una rom-com scritti davvero bene. Insomma, gli antipodi, però è così: una red flag ambulante o un golden boy coi fiocchi. Ma se proprio devo scegliere un genere solo, il mio preferito, rispondo dark.
Sono molto selettiva con le letture, perciò oscillo tra romance e biografie/saggi storici. Non mi schiodo di lì, non sono la lettrice da cui si può arrivare con leggerezza urlando: “Ti ho preso un libro e sono curios* di vedere se ti piacerà!”. No grazie, continuo per la mia strada. Già ho poco tempo per leggere, mi ci manca dover perdere tempo con letture che non fanno al caso mio.
Sono anche molto attiva nella letteratura per bambini e ragazzi per deformazione professionale – ma anche perché sono letture meravigliose!
Evito i gialli perché non sono un genere che mi cattura particolarmente. Diciamo che cercare di agganciare una persona con ADHD non è facile e io non ho voglia di scervellarmi per centinaia di pagine per capire chi ha fatto cosa.
4) Libro preferito in assoluto? Quante volte lo hai letto e perché lo consideri tale.
Tendenzialmente non rileggo mai un libro, ma se parliamo di romance, il mio preferito è Il giorno giusto per incontrarti di Arianna Di Luna. Un enemies to lovers da favola, perfetto, con due protagonisti e una storia fenomenali.
Se invece parliamo “in assoluto”, rispondo con Se questo è un uomo e I sommersi e i salvati di Primo Levi. È impossibile sceglierne solo uno perché, come è noto, la sua bibliografia è strettamente legata alla deportazione ad Auschwitz e alla sua sopravvivenza. Questi li ho riletti parecchie volte perché è fondamentale non dimenticarne neanche mezzo passaggio. Soprattutto I sommersi e i salvati dove Levi individua il concetto di “zona grigia”, cioè quello spazio che si crea tra vittime e carnefici e che comprendeva prigionieri costretti a collaborare con il regime nazista, come kapos o nei sonderkommando, per sopravvivenza o per ottenere privilegi. E questo è un concetto fondamentale che ci permette di non poter dividere banalmente e in modo netto il mondo in persone buone o cattive. In Se questo è un uomo Levi aveva posto le basi di questa definizione, ma è ne I sommersi e i salvati che la definisce meglio: ecco perché per me sono entrambi essenziali.
5) Nei tuoi romanzi vari molto tra generi diversi, dal dark allo storico, creando storie sempre molto sfaccettate. Il tuo processo creativo cambia in base alla storia che scrivi o segui sempre uno stesso metodo?
Il mio processo creativo è sempre lo stesso ed è anche molto infantile, se vogliamo, perché parto dalla domanda: “What if…”
Trovo un elemento, un dettaglio o qualcosa che in generale mi desta curiosità e poi parto per la tangente. Sicuramente la formazione storica mi ha dato buone capacità critico-analitiche ed è il motivo per cui riesco a interrogarmi a fondo su ciò che mi incuriosisce.
Alla fine, se ci pensiamo bene, tutto è storia: ogni aspetto dell’umanità ne fa parte. E io voglio indagare qualsiasi sfaccettatura della vita umana che possa trovare interessante.
Ciò che cambia è il mio approccio al racconto, ai personaggi e allo stile, perché è chiaro che il registro di uno storico non è lo stesso di un contemporaneo.
Mi piace sperimentare senza pormi limiti.
6) Da dove trai ispirazione per i tuoi romanzi?
Da dove capita, in realtà. Per lo più dalla domanda che ho citato prima: noto un particolare, mi chiedo: “Cosa succederebbe se…” e butto giù un’idea.
Magari guardo un film e mi domando cosa accadrebbe se un personaggio si comportasse in un altro modo rispetto a quello che vedo io sullo schermo, oppure lascio vagare l’immaginazione e le sensazioni se mi trovo in un luogo particolarmente suggestivo.
Se invece sto già scrivendo una storia, l’ispirazione è molto più meschina perché nella maggior parte dei casi mi prende il colpo di fulmine mentre sto guidando. E non è che sia proprio il massimo: mi capita di fermarmi a un semaforo e di pensare come abbia fatto ad arrivare viva fino a lì, senza causare incidenti e vittime.
7) Lavorare a contatto con i bambini è indubbiamente gratificante, ma anche impegnativo e sai che io ti ammiro molto. In base alla tua esperienza, come vedi il rapporto tra gli adulti del domani e la lettura?
Grazie! Lavorare con i bambini della primaria è davvero stimolante e, aggiungo, un onore: sono gli unici esseri umani che ci permettono di rimanere piccoli anche quando diventiamo adulti. Il loro mondo interiore è pazzesco, complicatissimo ma semplice allo stesso tempo. Ma per rispondere alla domanda, credo che debba disturbare anche i preadolescenti delle medie: essendo vicepreside, passo molto tempo con loro. E mi diverto un casino (sono una prof. un po’ atipica, me ne rendo conto).
Sai cosa? Leggere da bambini è facile: all’infanzia e alla primaria li bombardiamo con letture super stimolanti, adatte a loro, e permettiamo loro di raggiungere qualsiasi luogo con la fantasia. Poi, dalle medie alle superiori, gli insegnanti tendenzialmente spengono questo fuoco con letture noiosissime per la loro età. Non dico che l’epica o i Promessi Sposi vadano banditi dalle programmazioni, per carità, ma non è possibile appesantire i ragazzi in questo modo. È logico che poi da grandi si faranno violenza per leggere o, peggio, non leggeranno nulla. Bisogna stimolarli attraverso i loro interessi, ciò che li incuriosisce. E chi se ne frega se non sono i grandi classici!
L’altro giorno ero al mare con mia nipote: ha diciassette anni e deve iniziare il quarto anno, liceo delle scienze umane. Le hanno dato da leggere, tra i vari titoli, Il signore delle mosche. Certo, non uno dei più pesanti, ma comunque te la immagini una ragazzina di quasi diciotto anni che in spiaggia si ritrova costretta a leggere Golding?
Perciò, quando mi capita di avere tra le mani una tredicenne che legge romance, la motivo e le chiedo pareri e impressioni sulla lettura corrente. Ovviamente non dico che sono un’autrice, mi spaccio per semplice lettrice, perché voglio che lavoro e vita privata rimangano separate.
Però di una cosa sono certa: gli adepti-Adelphi si estingueranno e gli adulti del domani saranno sempre meno giudicanti. Questo sarà un enorme vantaggio e penso proprio che la gente smetterà di giudicare le persone in base alle loro letture. I ragazzi di oggi hanno una mentalità molto aperta, grazie al cielo, e non sono interessati a categorizzare letture di serie A e di serie B.
8) Se potessi costruire il tuo mondo del romance ideale, come sarebbe? Cosa secondo te funziona e cosa invece andrebbe modificato?
Se parliamo delle persone, mi piacerebbe che il mondo del romance fosse meno tossico-competitivo e più autentico. Spesso mi imbatto in profili di autrici costruite e impostate a livelli indecenti, che fingono per mera ambizione o notorietà.
E vale lo stesso per i content creator: penso che molti di loro siano fantastici sui social, ma poi dal vivo sono spocchiosi e pensano di essere delle super star.
Non so quantificare le volte in cui ho ricevuto messaggi in cui bookstagrammer e booktoker mi chiedevano le collaborazioni per scoprire nuovi autori. Mi viene da sorridere ogni volta: mi vuoi scoprire? Un mio ebook costa un euro, al massimo due. In pratica, ormai ti costa più un caffè al bar.
Mi piacerebbe più umiltà da ambo le parti, soprattutto perché siamo persone che masticano quotidianamente le emozioni, sempre alla ricerca dell’autenticità. Scoprire poi che dietro a questo mondo si nascondono finzione e cattiveria è svilente e ipocrita.
Io, infatti, tendo a tenermi alla larga da certe dinamiche e mi capita anche di pensare di mollare perché questo non è un mondo adatto a me. Ho un carattere molto diretto e la sincerità, il mio essere schietta, non piace a tutti. Poi però me ne frego: mi tengo le mie poche persone autentiche strette e continuo a scrivere.
9) Consigli per chi vuole scrivere un romanzo storico?
Che domanda spigolosa. Posso dirlo? Non bastano la volontà e la passione. Anzi, per me bisognerebbe essere quanto meno identificabili come “esperti” di un certo argomento per potersi sedere al computer e scrivere uno storico.
Prendo la questione con molta solennità e se proprio non vogliamo scomodare i titoli di studio, direi che il primo passo per scrivere un romanzo storico è studiare alla perfezione ciò che si intende raccontare. Perciò, leggere tantissimi saggi, almeno tre per ogni tematica (che poi andranno rigorosamente citati in fondo al testo nella sezione bibliografia e fonti).
L’affidabilità e l’autenticità delle fonti sono fondamentali. Non si può menzionare un periodo storico senza conoscerlo in modo approfondito. Non ci si può improvvisare.
Un altro consiglio è quello di leggere molti diari e lettere dell’epoca che si intende trattare, così da apprendere il registro linguistico. E mai limitarsi alla saggistica: gli archivi e i musei, ma soprattutto i luoghi vissuti, sono i veri maestri da consultare.
Mi piace dire che la storia è una signora anziana, ha molti anni, eppure rimane sempre una giovane senza tempo. A volte è severa, ma giusta; altre solo spietata o clemente. Non ha vie di mezzo, ma sa essere molto democratica: non guarda in faccia nessuno, il suo unico scopo è raccontare le vite che sono passate davanti ai suoi occhi. Spesso le si attribuisce il merito di essere “maestra di vita”, quando in realtà desidera soltanto dare voce alle testimonianze che ha ascoltato. Bisogna interrogarla, non fermarsi davanti ai punti ciechi. Ma è anche vero che si lascia amare e che aiuta il ricercatore come può, naturalmente. E soprattutto, si racconta a chiunque abbia voglia di ascoltarla. A chi la ricerca per frivolezza, invece, mostra una misera e scarna parte di sé: l’evenemenziale. Ma se si ha veramente voglia di capirla e studiarla, consegna anche i documenti che custodisce lontano da occhi indiscreti. Perché alla fine è una signora molto elegante, la regina di tutti i regni.
10) A quali nuovi progetti librosi stai lavorando in questo momento?
Al momento sto lavorando a due progetti: il terzo volume della Blood and Roses Series e a un progetto top secret. Posso solo dire che non ha nulla a che fare con la serie, ma che continueremo a crogiolarci nel dark academia!
Esce proprio oggi BLAMED, Blood and Roses Vol 2
Dark Academia - Fake relationship - Touch her and die - Mafia - Spicy
Io vi consiglio di non farvelo scappare... lo trovate --> qui.
Grazie mille a Roberta, e a presto per una nuova chiacchierata!
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